LA NUOVA MANIFATTURA | 11 GIUGNO 2014 | TORINO

Nell’Aula Magna del Politecnico di Torino si è tenuto mercoledì 11 giugno il quarto appuntamento di un ciclo di incontri volti a presentare l’edizione 2014 del Premio Gaetano Marzotto, il concorso rivolto all’imprenditorialità della nuova Italia.

Tema dell’incontro, realizzato in collaborazione con I3P e GGI di Unione Industriale di Torino, LA NUOVA MANIFATTURA: un confronto tra imprenditori e innovatori del sistema manifatturiero, promosso da Associazione Progetto Marzotto.

Dopo gli appuntamenti su moda/innovazione, comunicazione/innovazione, formazione/innovazione, svoltisi rispettivamente lo scorso 16 maggio a Firenze nella sede dell’acceleratore Nana Bianca, il 28 maggio a Roma da LUISS ENLABS e il 7 giugno a Padova per il Galileo Innovactors’ Festival, si è tenuto mercoledì 11 giugno, al Politecnico di Torino un nuovo incontro su manifattura e innovazione promosso dal Premio Gaetano Marzotto, il più significativo riconoscimento all’intraprendere della nuova Italia, che ha aperto il suo bando a imprenditori e costruttori del futuro in grado di fare convivere innovazione, impresa e società, con possibilità di concorrere fino al prossimo 18 giugno.

Ad aprire e moderare l’incontro Cristiano Seganfreddo, direttore di Associazione Progetto Marzotto, che nel ringraziare Marco Cantamessa, presidente di I3P, l’incubatore di imprese innovative del Politecnico di Torino partner del Concorso, e il Gruppo dei Giovani Imprenditori dell’Unione Industriale per avere supportato l’appuntamento, dichiara «Quattro anni fa abbiamo lanciato il Premio a Torino e non è un caso che oggi, con un montepremi cresciuto a oltre un milione di euro e un network raddoppiato che conta quasi quaranta partner tra incubatori come I3P, acceleratori, istituzioni, advisor, tutti con un ruolo attivo nel costruire insieme l’ecosistema dell’innovazione in Italia, ci ripresentiamo a Torino per parlare di una via italiana dell’innovazione, che riteniamo debba passare proprio dalla manifattura, che in questo territorio vanta diverse storie di eccellenze. Quando la manifattura incontra un modo per essere rigenerata, quando viene messa in WiFi con il mondo, quando si aggancia a un incubatore come I3P o al digitale, trova quel fattore che la porta essere un punto di riferimento internazionale; noi oggi siamo qui con Matteo Marzotto, presidente di Associazione Progetto Marzotto che promuove il Premio, imprenditore con un’importante storia di manifattura alle spalle, per parlare di questo incontro tra innovazione/capacità trasformativa delle idee e manifattura/capacità distributiva tipicamente italiane». «La mia storia – prosegue Matteo Marzotto – in effetti nasce dalla manifattura, mio padre lavorava in un’industria, Lane Gaetano Marzotto e Figli, che da 178 anni si occupa di manifattura; sono molto attaccato a queste radici, alle tradizioni e credo che la sfida per l’Italia parta proprio dalla capacità di sapere interpretare il processo industriale che l’ha fino ad oggi caratterizzata, portando l’innovazione nelle diverse fasi che lo costituiscono, dalla fase ideativa alla fase esecutiva, senza necessariamente stravolgerlo e preservando quel valore immateriale, intangibile, che rende il Made in Italy un fattore distintivo nel mondo. Questo è quello che cerchiamo di fare anche con il Premio Gaetano Marzotto, che si ispira a principi quali la sostenibilità, la ricaduta sociale sul territorio italiano, anche in termini occupazionali, e l’innovazione, creando opportunità di incontro tra il mondo dell’innovazione e il sistema industriale e produttivo italiano, proprio come fece mio nonno Gaetano, cui è dedicato il Premio, che ha voluto costruire un’impresa socialmente responsabile che si facesse carico di distribuire non solo risorse, ma anche ‘saper fare’, per facilitare lo sviluppo di nuova imprenditorialità».

La parola passa dunque a Marco Cantamessa, presidente di I3P, punto di aggregazione che certifica questi percorsi e aiuta a fare chiarezza: «L’innovazione non si costruisce dal nulla, nasce dalle radici dell’economia italiana. Con I3P vogliamo portare l’innovazione nel settore manifatturiero per rinnovare il tessuto produttivo già esistente. Crediamo che possa esserci un futuro manifatturiero per l’Italia, sia perché si sta assistendo a un fenomeno di reshoring, per cui molte aziende che erano andate all’estero per una molteplicità complessa di fattori stanno rientrando in Italia, sia perché aziende come Google e Facebook, che hanno apportato la rivoluzione digitale degli ultimi anni, stanno guardando a realtà manifatturiere, Google investendo in Boston Dynamics che produce robot o in Nest che produce domotica, Facebook volendo acquistare dei droni per portare internet dall’alto. Tre i fattori che attestano che una nuova manifattura è possibile: le nostre startup godono di un fattore competitivo, perché riescono a crescere con investimenti irrisori avendo l’eccellenza manifatturiera, l’ingegnerizzazione e la produzione già sul territorio; non solo, stiamo assistendo sempre più a fenomeni di corporate venturing, ossia investimenti in startup da parte di singoli imprenditori che investono in aziende complementari al proprio business; infine, sono sempre più frequenti casi di spinoff aziendali che vedono imprenditori che sentono le loro tecnologie obsolete portare loro competenze per indirizzarle a uno sviluppo maggiore».

A seguire la testimonianza di Aldo Canova, professore del Politecnico di Torino che, stanco di vedere i propri studenti andarsene all’estero, ha avviato nel 2007 AMC INSTRUMENTS, uno spinoff universitario che si occupa di sistemi magnetici per controlli non distruttivi: «Di fatto produciamo sistemi per controllare le funi metalliche, ad esempio, delle funivie e degli ascensori; un mercato molto capillare, difficile da aggredire, che ci ha portati a stringere partnership con alcune multinazionali per sfruttare la loro rete di manutenzione e verifica del prodotto, passando da un modello di business di prodotto a un business di servizio, con oggi oltre un milione di fatturato e dieci dipendenti».

La distribuzione resta di fatto un tema delicato per molte startup, che spesso non sanno come distribuire, faticano a stringere partnership e accordi commerciali, soffrono di nanismo e rischiano la chiusura; Andrea Pizzola ha lavorato in due aziende che hanno reinventato la distribuzione, creando prima il mercato asiatico in Yoox e ricoprendo ora il ruolo di Sales & Marketing Director in Pixartprinting Spa, service di stampa on line di Quarto d’Altino (Venezia), che ha innovato il modo con cui stampare e distribuire la stampa: «Pixartprinting viene fondata nel 1994 da Matteo Rigamonti e dalla moglie come tipografia tradizionale e service di stampa; nel 2000 il fondatore, stanco di rincorre i suoi creditori, decide di passare all’e-commerce, apre una piattaforma digitale con l’intento di essere pagato prima del servizio, perde tutti i suoi clienti, ma ne acquisisce molti di nuovi. Nel 2010 decide di affidare ad Alcedo, società di gestione del risparmio di Treviso, lo sviluppo dell’azienda, che, dopo anni di crescita significativa, da pochi mesi è stata acquisita da Vistaprint, leader mondiale del printing on line. L’azienda è un web to print, che stampa dai piccoli ai grandi formati, che conta su tecnologie all’avanguardia ed è considerata dai produttori di macchine il punto di riferimento per lo sviluppo tecnologico innovativo; che ha una media di circa 6.000 ordini al giorno da evadere in 24 ore, 7 giorni su 7».

Segue l’intervento di Matteo Martinelli, ingegnere del Politecnico di Torino, che dopo dieci anni di contratti di ricerca, nel 2011 fonda SAFEN, nuova impresa innovativa incubata in I3P: «L’incontro con I3P è stato per noi fondamentale in quanto ci ha aiutati a tradurre concretamente un’idea tecnica in potenza di mercato. Noi produciamo dispositivi fluido meccatronici per fare risparmiare aria compressa ai nostri clienti, che sono per il 99% industriali con voci di costo sull’aria compressa che vanno dai 2 agli 8 milioni di euro. I nostri dispositivi permettono loro di risparmiare il 60% della cifra. Stiamo per registrare il terzo brevetto. Il dispositivo lo produciamo in Piemonte, dove si trovano realtà importanti per noi, che rientrano nei settori dell’automotive, dell’alimentare e del biomedicale. Il dispositivo ha un ROI di un anno e mezzo: ogni anno raddoppia il fatturato. Quest’anno abbiamo fatturato mezzo milione di euro e siamo in sette».

La parola passa poi a Massimo Maccaferri, famiglia storica dell’imprenditoria e dell’industria italiana, presidente di Eridania Sadam S.p.A., leader italiano nella produzione e commercializzazione di zucchero e dolcificanti, e presidente di JCube S.r.l., incubatore d’imprese entrato quest’anno nel network del Premio Gaetano Marzotto: «JCube nasce nel 2012 a Jesi, in una realtà provinciale ma con una forte vocazione imprenditoriale, con l’obiettivo di riconvertire un sito industriale. E’ un caso abbastanza unico perché finanziato da un gruppo industriale privato, tra le poche realtà del Centro Italia certificate dal Ministero. Nasce in partnership con l’Università Politecnica delle Marche e con il Comune di Jesi; si rivolge in maniera trasversale a più settori di business, non ha una sua specificità, come del resto l’Università a cui si appoggia; ha al suo attivo già 15 start up incubate. Questa avvincente esperienza mi porta ad invitare anche altri importanti gruppi privati a investire in questo genere di attività e struttura, ma non solo come ventures capital; del resto, ricerca e sviluppo sono sempre più in Italia esternalizzate dalle Università e affidate, oltre che alle grandi partecipate come Eni, Itel, Enel, già impegnate in tal senso, ad imprenditori».

Interviene poi Alessandro Sappia, founder di BIOTECHWARE, che ha sviluppato una piattaforma per erogare servizi professionali all’interno della farmacia: «Il prodotto permette di effettuare elettrocardiogrammi in farmacia, con la stessa qualità della prestazione dell’ospedale, evitando lunghe liste d’attesa, notevoli spostamenti, il passaggio dai medici di base, i costi delle realtà private. In alternativa, offriamo un dispositivo medico certificato a uso professionale che integra all’interno meccanismi di comunicazione attraverso una piattaforma cloud e permette l’accesso a diversi tipi di utenti. Il nostro target sono le farmacie in Italia; ma anche altri settori, ad esempio nell’area sportiva. Questa soluzione ha un vantaggio e per i cittadini e per le farmacie che in questo modo riescono anche a differenziarsi dalle parafarmacie». Un’altra testimonianza riguarda i cosiddetti ‘subfornitori’ che spesso hanno competenze e professionalità specifiche e, pur non arrivando alla catena distributiva, sono figure centrali nel sistema produttivo e andrebbero trasformati in ‘superfornitori’, tra questi Marco Piccolo, ceo di Reynaldi S.r.l., che produce cosmetici, un ambito forse poco riconosciuto in Italia ma in realtà molto attivo e con una sua titolarità all’estero: «In effetti il brand Made in Italy nel nostro settore conta tantissimo; il 90% dei nostri clienti sono esteri e il 75% dei nostri prodotti va all’estero. L’azienda nasce nel 1980 a conduzione famigliare e inizialmente produce e vende cosmetici a proprio nome. Nel 2000 siamo diventati contoterzisti; oggi produciamo oltre 60.000 pezzi al giorno, abbiamo 20 dipendenti, lavoriamo con un mercato internazionale e nel 2013 il nostro fatturato è aumentato del 20%. La nostra forza sta nella formulazione, lanciamo tra le quaranta/cinquanta formule al mese; in 15 giorni facciamo un campione, che dopo tre mesi di stabilità, in 6 mesi è già sul mercato e reinvestiamo il 13% in ricerca e sviluppo». Segue l’intervento di Paul Muller, founder di NISOBIOMED, società biomedicale che opera nel settore della gastroenterologia: «Nel 2009 abbiamo preso un brevetto che tramite un dispositivo permette, collegandosi al gastroscopio, di analizzare il succo gastrico, che solitamente viene durante gli esami assorbito e buttato via, mentre in questo caso viene prelevato e analizzato per avvisare in 15 secondi se c’è rischio tumorale, in un minuto se c’è il batterio tumorale; questo permette di ridurre l’invasività della visita che si può fermare al primo step, e, conseguentemente, anche di contenere i costi degli esami istologici. Nel 2010 abbiamo reingegnerizzato il prototipo e reso il dispositivo funzionante, abbiamo ottenuto la certificazione CE, requisito fondamentale per entrare nel mercato; abbiamo diviso la produzione hardware, software, chimica dei nostri reagenti e la validazione clinica, rispetto alla quale abbiamo trovato in Italia le massime competenze per sviluppare il progetto, come pure a livello manifatturiero». E a chiusura dell’incontro, la testimonianza di Giorgio Possio, vice presidente di Piccola Industria Confindustria e presidente di Spesso Gaskets srl, azienda dal 1926 attiva nella progettazione e produzione di guarnizioni piane di alta qualità, destinate sia al primo equipaggiamento che all’aftermarket: «Oggi siamo riusciti a diversificarci grazie al know-how industriale, al sistema qualità certificato, ma soprattutto grazie alla collaborazione tecnica con importanti partner internazionali, che ci hanno portato ad essere il primo produttore italiano di guarnizioni testa cilindro multistrato in acciaio per il primo impianto. Abbiamo innovato tramite partner americani e soprattutto giapponesi – 3 di loro vivono in Italia da più di 15 anni – che ci hanno trasferito tecnologie sia nel prodotto che nel processo, ma soprattutto ci hanno insegnato nuovi modelli gestionali. Abbiamo scoperto il lean managment che ha intriso un’azienda che aveva più di settant’anni e l’ha aiutata negli ultimi vent’anni a cambiare. In tal senso, mi reputo un innovatore più organizzativo e gestionale che tecnologico, ma penso che non ci possa essere innovazione tecnologica senza un’innovazione organizzativa-gestionale. Dal Giappone ho importato la cultura dell’attenzione al cliente, altro punto chiave per me dell’innovazione; questo per me è la social responsibility di cui parlava Matteo Marzotto, è la valenza etica dell’innovazione: capire quello che fa piacere al cliente, quello che è utile al cliente».

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